Il segno – colore di Rizzatti corre a dar corpo ad immagini che sono del pensiero e del sogno, immagini che, derivate da una tipologia di ampio consumo, già scelte e date come modello, attraverso l’artificio artistico vengono liberate dal loro peso fisico e trasformate dal desiderio di rendere reale anche l’irrealtà.

     Così il segno avvolge le forme determinando ritmi che tendono a moltiplicarsi mentre il colore, vivace e brillante crea continue illusioni volumetriche.   Il gioco è sottile, allude allo stereotipo pubblicitario dei mass – media, quasi a ricordare l’arte Pop ed, al contempo, richiama l’Optical Art e la sua tensione a rendere percepibile la proiezione virtuale. (Balletto n° 4)

     E’ una ricerca raffinata quella del nostro artista che si manifesta attraverso una attenta e puntigliosa precisione esecutiva pari a quella, antica, dell’artigiano che lima e pulisce i suoi elaborati cercandone la perfezione fattuale.

     Una ricerca che lo ha condotto recentemente, come dimostrano i bassorilievi numerati (1992/2000), ad intervenire su frammenti di linee e di corpi in modo da richiedere la nostra partecipazione nella scomposizione e ricomposizione delle parti.   L’implicazione è visiva e mentale, si percepisce, si ricostruisce, si riporta alla totalità: partendo dalla suggestione dei frammenti si giunge alla comprensione dell’insieme mentre l’immagine, nuovamente assemblata, pur mantenendo la sua caratteristica pubblica, si arricchisce di un contenuto privato.   Opere percorso, queste, realizzate in una solitudine di vita  che in qualche modo incide ed inclina verso l’indagine dei propri pensieri e dei propri sogni grazie ai quali i ricordi divengono presenze che la ragione riconosce e muta in immagini lontane, appartenenti a tempi altri, diversi da quelli reali, in cui il moto fisico è assente.

     Ed è ancora nel ricordo che il senso della vita del proprio luogo è presente come risulta in Vele della Memoria (1994), composizioni che vedono articolarsi, fermate nello spazio da fili e asticelle, memorie del porto e di una storia oggi scomparsa.   L’equilibrio è come reso precario e pertanto suggerisce il movimento, la variazione, ed alludendo alla possibilità di uno sviluppo tridimensionale ci fa intendere la volontà di trovare una nuova iterazione tra lo spazio del sogno e lo spazio fisico.

     Sono forse queste ultime realizzazioni che rivelano in maniera complessa ed efficace la vocazione di Rizzatti a trovare all’interno della propria solitudine quella valenza che è alla base del suo operare e della quale, poi, vuol rendere partecipi gli altri.

Mariastella Sguanci