Le belle donne

Per delineare e definire la personalità di Clemente Rizzatti occorre innanzitutto fare una breve premessa. L’ artista, se e quando raggiunge una tale qualifica, è interprete della realtà espressa dall’ambiente in cui vive. Di tale ambiente, fatto di spazio fisico, di dinamismo psicologico e culturale, c’è chi riflette soltanto un aspetto o una particella puramente esteriore, pur filtrandola e rendendola diversa in virtù di una mediazione intellettiva; e c’è chi riflette , attingendo soprattutto dal profondo di se stesso, le ideali motivazioni per un espressionismo capace di ridurre il concetto dell’altro da sé a pure linee e fondamentali colori, grazie ad una concezione estetica non sempre propensa ad accettare in toto il dinamismo, l’immagine plastica, la dimensione del ricordo e della memoria o la multilateralità della rappresentazione.

Clemente Rizzatti, si muove pienamente in questa dimensione, ma conferisce alle cose una collocazione compositiva diversa da quella psicologica e fisico-spaziale di abituale comprensione. Ha inventato un suo ideale universo , una specie di zona franca, in cui linea, colore e mixage d’immagini s’intrecciano dando ai volti, agli sguardi, alle figure (mai complete) in marchio del surreale con un risvolto carico anche di simbolismo e di misurato astrattismo: una specie di gioco formale, di microcosmo iridato che si muove nell’aria sorretta, pare, da  ispirazione infantile (cosiddetta per sottolinearne la genuinità) e da sommesso liberismo. Le accurate evocazioni di Rizzatti, che non sono ne fiabesche ne inedite, vogliono essere l’occasione per cogliere nella realtà fuggente quel “quid”  che ne riassume la inconfondibile caratterizzazione ed anche quell’allusiva che costituisce l’appena percettibile leitmotiv di immagini aperte alla più ampia e varia possibilità di lettura multipla. 

Prof. Claudio Ferri
giornalista pubblicista
su personale alla Sala Laurana ( Prefettura) 1986